Gabriella Ghermandi

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Un canto per mamma heaven

— scritto e interpretato da Gabriella Ghermandi
musiche di Alessandro Sorrentino —

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Il racconto narrato durante la performance vuole denunciare l'assurda guerra che si disputa tra Etiopia ed Eritrea, denunciare la difficoltà che molti Habescià (così si chiama nella lingua Tigrigna e Amarigna, l'una lingua ufficiale dell'Etiopia e l'altra dell'Eritrea, il popolo etiope e eritreo) vivono nel doversi schierare da una parte o dall'altra pur provenendo da famiglie miste. Un Canto per Mamma Heaven vuole essere l'urlo di una madre che nella metafora rappresenta l'anima del popolo e della terra su cui esso vive, una madre che decide di andarsene per non dover più soffrire . Una narrazione cantata e raccontata che parte trasportando il pubblico nell'atmosfera del periodo della dittatura filosovietica di Manghstu Hailè Mariam (dal 74 al 91) e si dipana per arrivare a "mostrare" emotivamente l'attuale situazione del popolo degli Habescià. Oltre a ciò lo spettacolo vuole essere una riflessione sulla situazione che molti migranti vivono: non più accettati nella loro terra e non considerati come persone, con tutti i "naturali diritti" che ne dovrebbero conseguirie, nei paesi in cui approdano. La narrazione ha due voci: La prima di mamma heaven che parla della sua decisione di morire La seconda un uomo un tempo bambino, uno dei bambini cresciuti da mamma heaven, nella tipica situazione comunitaria di molte zone d'Etiopia dove la donna più anziana si occupa dei figli delle altre donne mentre esse sono a lavorare, racconta la storia di Mamma Heaven, quando c'era la dittatura. E lo fa partendo da una firma della donna. "Questa firma è storia" dice il racconto, la storia di quel periodo in cui il governo del Derg per combattere l'analfabetismo aveva istituito per tutti gli analfabeti, grandi e piccini, l'obbligo scolastico. "Questa firma è storia" la storia di un quartiere, delle feste per le spose, dei tamburi delle feste, del capo del quartiere che crede nella politica del nuovo governo e pertanto viene visto come traditore, è la storia di Mamma Heaven che impara a firmare e attraverso quella firma salva la vita di tutti i bambini della sua casa portandoli via, ad Asmara, nel periodo più crudo della guerra a Keren.

Lo spettacolo si svolge con canti e accompagnamento musicale. Nel mezzo dello spettacolo, quando nella storia Mamma Heaven raggiunge l'obiettivo e impara a firmare, c'è un momento di condivisione del pane tradizionale etiope con il pubblico. Se esistono le condizioni alla fine dello spettacolo si serve anche il The con le spezie.

Il racconto e preceduto da una piccola narrazione sulla famiglia di Gabriella Ghermandi, italo-etiope, del periodo del colonialismo italiano e dalla legge sul Madamismo che divise la sua famiglia, del suo arrivo in italia alla fine degli anni 70 e della sua presa di consapevolezza della sua appartenenza all'Etiopia e all'Eritrea.

 

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