Gabriella Ghermandi

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All'ombra dei rami sfacciati carichi di fiori rosso vermiglio

— scritto e interpretato da Gabriella Ghermandi
musiche di Alessandro Sorrentino —

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Il racconto nato con l'idea di essere narrato a voce trae spunto da una prima riflessione: al mio arrivo in Italia notavo con incredulità come la vita fosse ritenuta "programmabile" (cioè scelta della scuola, conseguente lavoro, famiglia, casa, e via diritti sul binario stabilito fino alla pensione) e a parte l' "organizzazione" del proprio futuro e l'impegno in ciò non fosse necessario prendere alcuna posizione verso l'esterno , cioè la società civile etc... , si lasciava fare agli "altri, ai rappresentanti dei partiti, ai governanti che erano stati votati e ai quali si delegava tutto. Per me che venivo da un mondo dove all'improvviso ogni volta c'era un golpe e poi un cambio dei golpisti e ancora modifiche che ribaltavano qualsiasi "programmazione personale" tale modo di affrontare la vita senza tenere conto dei possibili mutamenti storici era quasi da incoscienti e ancora di più lo era il fatto di lasciare agli altri la responsabilità della direzione e organizzazione della società senza ritenere indispensabile prendere una posizione e impegnarsi nella costruzione della stessa, a parte apporre la crocetta sulla scheda elettorale.

Da qui l'epigrafe di apertura del racconto

"Siamo storie di storia nella storia. Angoli o centri di trama e ordito del tessuto del mondo Nicchie ricavate. in intrecci di eventi. Noi siamo nella storia."

La seconda riflessione che da origine al quadro di apertura e di chiusura della storia riguarda la constatazione del particolare degrado e progressivo svuotamento culturale della programmazione della tv italiana. Aprendo e chiudendo con i quadri che narrano della tv etiope prima e dopo il golpe il racconto, usando la forma della metafora particolarmente cara alla tradizione culturale etiope, vuole indurre alla riflessione sull'attuale situazione italiana.

La parte centrale del racconto, è una storia dalle sfumature femminili che racconta con voluta ironia, umorismo e leggerezza di una bambina in uno spaccato di vita segnato dai cambiamenti politici in Etiopia, dal suo rapporto con la sua famiglia e dal desiderio di scoperta tipico della sua età. Il tutto si svolge nel clima culturale e storico degli anni 70' in Etiopia, quando in seguito ad un colpo di stato venne proclamata la Repubblica. Da quel momento in poi la nazione fu sottoposta ad un regime dittatoriale filosovietico, rovesciato nel 1991 dal fronte democratico rivoluzionario del popolo etiopie ed eritreo. Nella narrazione si evidenzia come la scomparsa del capitalismo e l'arrivo della nuova ideologia non servì a migliorare le condizioni di vita degli abitanti dell'Etiopia, tuttavia agli occhi della giovane protagonista significò la scomparsa di giocattoli e caramelle e l'arrivo delle biciclette dalla Cina di Mao, una sua antica passione. La bicicletta sembra rappresentare la gioia della libertà e il veicolo attraverso cui sperimentare le proprie abilità e lanciarsi alla conoscenza dell'ignoto, e attraverso la bicicletta la storia racconta e mostra l'aspetto comunitario della vita in Etiopia, dando piccole pennellate che rammentano anche il passato colonialismo italiano..., racconta di scoperte e residui del governo e di un modello di vita antecedente il golpe che nonostante i vari controlli, continua a vivere qua e là.

 

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