Gabriella Ghermandi

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Incrociandosi per strada

Questo che sto per raccontarvi è un fatto realmente accaduto, uno di quei fatti che appartiene al detto: "Quando la realtà supera ogni immaginazione".

Affrontavo le ultime rampe della scalinata del portico di San Luca quando Mariella, ansimante, mi disse :"Ci fermiamo un attimo?". Mi sedetti su uno dei muretti posti tra gli archi ed attendendo il normalizzarsi del suo respiro mi guardai attorno. Un tempo San Luca, il portico, il santuario erano luoghi a me estranei. Piuttosto che un luogho era un'immagine mentale e visiva, qualcosa che stava lì, abbarbicata su un colle di Bologna a protezione della città, che vedevo solo da lontano.
Era stato Abba che aveva operato il cambiamento. Il mio Abba, il mio dolce vecchio eremita.

Era arrivato a Bologna in una serata afosa di fine luglio, come solo lui poteva fare, senza preavviso.
Quel vecchio, alto, pieno di rosari al collo, con la tunica gialla, i capelli come lunghi trucioli di legno e i piedi nudi aveva suscitato subito grande curiosità nell'aeroporto Marconi. La gente gli si avvicinava come le api al miele. Tutti mi chiedevano ... , domande inarrestabili, come fiumi in piena. Le mie risposte si perdevano nei loro occhi sgranati dalla meraviglia; "è un eremita, Copto, Etiope" "certo, i Copti sono Cristiani, un Cristianesimo assai antico" "vive in una baracca in uno dei cimiteri di Addis Abeba, è un esorcista, guarisce la gente" lui intanto sorrideva a tutti, contento di tanto onore "Sapete, venire in Italia era il suo sogno, da sempre, potersi inginocchiare davanti alla tomba di San Pietro e San Paolo, almeno una volta, prima di morire". Poi la sua mano sulla spalla mi aveva richiamato all'ordine. "E' ora di andare a casa" aveva detto. "Il mio paese, Balagna" come lo chiamava lui, gli era subito piaciuto, iniziando da quello strano gabinetto "che si lava da solo". Guardava tutto con ammirazione e beveva coca cola e gassosa come un vero Angelo monello. Passeggiava per Bologna lodando la pulizia della città "gli italiani, brava gente e guarda che pulizia, lavano persino le strade. Dio ama la pulizia". Molti ci fermavano per strada e lui, nel suo Italiano stentato diceva "io cinco anno ascaro governo Galla-Sidamo". Povero Abba, lui orgoglioso di un esercito italiano in Etiopia, un esercito che, in questo paese, vogliono dimenticare. Chi per la vergogna della sconfitta e chi per la vergona di essere stato un oppressore.

Il nostro pellegrinaggio per chiese era iniziato il giorno successivo al suo arrivo. Istintivamente, come prima chiesa, l'avevo portato a San Luca e se ne era innamorato. Dopo nessuna aveva retto il confronto. Neppure Roma, San Pietro, il suo sogno. C'era solo la chiesa di Cuddus Lucas. Il giorno prima della partenza ci era voluto tornare. All'uscita mi aveva comunicato soddisfatto "Alla Madonna ho detto tutto! Tutto ciò di cui hai bisogno. Non ti preoccupare, lei mi ascolta sempre!". Poi la partenza, l'aeroporto, le mie lacrime ... la tristezza nel pensare al vuoto che avrebbe lasciato nel mio cuore e nel cuore di questa città la partenza di quell'Angelo inatteso. "Figlia, va sempre dalla Madonna di San Luca, lì la Madonna c'è davvero. La stessa del nostro paese" era stata la sua frase di commiato. E così il portico mi era diventato familiare. Ora ne conoscevo ogni curva, ogni gradino e soprattutto il viso e le abitudini degli abitatori del portico, coloro che a San Luca, per passeggiare o per allenarsi , ci vanno tutti i giorni. Tra questi c'era un anziano signore alto, con i capelli candidi, il labbro inferiore leggermente pendulo e la testa costantemente bassa, a controllarsi il passo. "Va, stasera lo saluto" pensai, "Buonasera" dico mentre passa. Lui si avvicina " Lei è Eritrea o Etiope?" e io che credevo non mi avesse mai notato "Etiope" rispondo. Vedo il suo labbro irriggidirsi, ergersi fiero e infine distendersi in un sorriso, poi usando una complicatissima forma di cortesia mi dice in Amarico "Come sta?" attonita scendo dal muretto sul quale ero ancora seduta "Come scusi?", lui ripete, ancora più sorridente. Davanti al mio viso pietrificato per la sorpresa lui si presenta "Piacere Carlo Catalano, sono stato nove anni nel suo paese, ufficiale dell'esercito italiano, cinque anni nel Governo Galla-Sidamo" "Oddio! Come Abba" dice Mariella... . Io sono ancora bloccata dalla sorpresa. Lui mi prende sottobraccio e si avvia verso la discesa. Parla, parla, ... mi racconta della sua vita "Che nostalgia che ho del suo paese, brava gente gli Etiopi, brava gente... anche con noi che... non siamo stati proprio degli angioletti, e poi le donne ... Ah! Voi donne...! Belle!" e sorride malizioso. E parla , parla, parla ancora. "Facevo il traduttore, amarico-italiano, scritto e parlato. Lei sa scrivere in Amarico" "No, quando sono partita ero troppo piccola per imparare" "allora le insegno io e lei, in cambio, mi consolerà con la sua presenza della nostagia che nutro per la sua terra. Chiaramente da gentiluomo. Può considerarmi un padre, se vuole anche un nonno, va! Del resto, rispetto a lei, ne ho l'età, cosa ne dice?" annuisco leggermente con la testa " Ah! Ho anche un libro sul quale potrebbe esercitarsi a leggere, il quarto Vangelo, è uno dei pochi ricordi materiali di quei tempi!". Conto e riconto sulle dita dell mano "Il quarto vangelo ..., ma è il vangelo di San Luca" .... , guardo Mariella, lei mi sorride " non ti pare che tornino tutti i conti?" mi dice. Ma che strana magia è questa! Forse aveva ragione Abba ... una Chiesa speciale ... .

 

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