Gabriella Ghermandi

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Passaggio

La corriera per Addis Abeba partiva dal paese dove viveva il prete. Qualcuno accompagnò Taddele e Worknesh per riportare indietro i muli. Quella mattina salirono su una corriera a strisce verdi e bianche, diretti verso la grande città. Inghiottiti da una pista polverosa si lasciarono alle spalle i grilli dei campi, il canto delle stelle, i buoi, gli aratri, le semine ed i raccolti, il silenzio ed il ritmo di una vita che dall'inizio dell'uomo ad oggi non aveva subito grandi mutamenti. Si voltarono indietro per un ultimo saluto silenzioso. I finestrini erano opacizzati dalla polvere. Si intravedeva poco e niente.

Attraversarono intere regioni, accompagnati dallo sferragliare rugginoso del loro mezzo di trasporto. Dopo una settimana in cui i compagni di viaggio erano diventati quasi dei parenti, la corriera affrontò la salita del monte Entotto. Il monte che sorveglia la capitale. Negli ultimi km l'autista aveva raccolto contadini che si recavano al mercato di Addis a vendere i loro prodotti. Il corridoio si era riempito di sacchi di cipolle, patate e verdure varie. Sul tetto, sopra i bagagli, cuscini di erba fresca con dentro uova, ancora sopra galli e galline. Con tutto quel carico la corriera, in alcuni punti della salita, nonostante l'incitamento dei passeggeri, andava indietro invece che avanti. Non furono pochi i tratti in cui dovettero scendere e spingere. Quando finalmente superarono la cresta del monte l'orizzonte si aprì su Addis Abeba. Nella valle sottostante, immersi in una distesa di eucalipti, i tetti di lamiera luccicavano degli ultimi raggi di un sole pieno. Percorsero ancora una ventina di km e penetrarono nella città, squarciando il velo dell'immaginario, dei racconti, della fantasia per aprirsi alla realtà di una grande città africana.

Brulicare di gente, macchine, suoni di clacson, venditori agli angoli delle strade, negozietti con le insegne colorate, parrucchiere, puttane.

Worknesh e Taddele guardavano con gli occhi intasati dai continui stimoli visivi. Non si capacitavano del fatto che ci fosse una così varia ed estesa manifestazione della vita simultaneamente. "Quindi" disse Taddele inebetito " questa è la città". Restarono con gli occhi sbarrati e la bocca aperta fino a quando l'autista non urlò "Afinciò Berr!" Era la loro fermata. In un bar all'angolo della strada avrebbero avuto indicazioni su come trovare la casa dello zio di Taddele. Salutarono tutti e scesero. Afinciò Berr è il quartiere dei filatori di cotone, prevalentemente dell'etnia Dorzè. Ormai iniziava la sera. Le prime luci della città accese annunciavano il termine della giornata. Nelle case di fango e paglia allineate una in fila all'altra, lunghe matasse di cotone bianco disposte sui muri esterni delle case si coloravano del rosso del tramonto. Worknesh guardò il cotone, il rosso del sole ..... si girò verso il marito ed annunciò "Voglio una casa qui" "Aspetta ...." disse Taddele appoggiando i bagali a terra "Non siamo ancora arrivati e tu hai già scelto dove abiteremo?" "No, non aspetto! Ho già scelto, voglio una casa qui" ribadè impettita. E visto che la donna è la regina della casa e spetta a lei sceglierla Worknesh e Taddele andarono a vivere ad Afincò Berr.

In pochi giorni la vita di città li travolse. Neanche il tempo per rendersene conto, ed erano dentro. Come un parto che ti trasborda da una realtà all'altra, che ti costringe ad impegnarti nello sconosciuto, nel respirare, urlare, muoverti nell'aria e nella terra e ti fa scordare il liquido amniotico, la pancia, la quite, il silenzio. Divennero dei tanti che all'alba si riversano nelle strade, che animano la città, che aprono le serrande dei negozietti, che fanno le file per il latte, i fiammiferi ed il sale assieme ad un nugolo di bambini scalzi, infreddoliti ed insonnoliti; che si inventano le fermate dei taxi collettivi, che passano davanti alle chiese per la benedizione mattutina, che allestiscono i banchetti della frutta, mettono a seccare le spezie sui marcapiedi, chiamano i vicini per il caffè mattutino, che lavorano al mercato o in banca. Anche loro impararono a sentire quella sveglia misteriosa, che d'improvviso, scuote le membra della gente e sveglia la grande capitale, quella sveglia che dal nulla fa sorgere un mondo in movimento, che cammina .... senza stancarsi mai ..... Il mondo delle grandi città africane.

 

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